“Alla fine, è soltanto una questione di cuore”.
“Di cuore?”
“Naturalmente. Che altrimenti? Il resto del corpo storpia,
lenisce, nasconde. Ma il cuore no, non dimentica. Dico, hai presente la tua
prima ragazza? Quella tua infatuazione della scuola, ricordi?”
“Certo, ma non ha importanza. Che ne sapresti tu, poi?”
“Quanto basta. Hai ragione, che importa.”
“E’ un muscolo, andiamo, lo sai, la questione è diversa. “
“Diversa. Cristo, come fai?”
“Come faccio?”
“Ad essere così legato alla sola, propria matematica.”
“Se è razionalità non è propria. Nel senso, è oggettiva, non
mi appartiene. Quel che dico è che no, il “cuore” non ha a che fare con tutto
questo. Il primo amore non si scorda mai, si tratta del primo ricordo che il
cervello associa ad un insieme di eventi ed emozioni a questi collegati.
Maggiore è l’intensità di questi eventi, maggiore il numero dei sensi colpiti,
meglio definito e più accessibile risulta il ricordo. Rammenti il profumo che
usava? O quello della sua pelle, o di un fiore che ti ha regalato? O ancora,
una canzone che ascoltavate insieme, il colore di un suo vestito, il tempo che
faceva il giorno che vi siete conosciuti? “
“Sì… certo – pausa – appunto.”
“Bene. Naturalmente. Eppure, quanti anni sono passati?”
“…”
“Non dirmelo, non importa. Tanti. Come fai a ricordare
questo? Credi sia il cuore? Un microchip di memoria nel muscolo cardiaco?” –
voce ironica.
“Sono le emozioni. – contrariata.”
“Sono le associazioni. E’ normale, regolano i nostri
ricordi: eventi forti, che coinvolgono più sensi: tatto, udito, olfatto, vista…
si rendono più facilmente accessibili. E’ fondamentale poi essi non siano
ripetitivi, diversamente perderanno importanza. Ricordi il primo giorno di
scuola? – gesticola, mano protesa in avanti – Certamente. Forse anche l’ultimo.
Eppure, non ricorderai con la stessa precisione tutti gli altri.”
“Questo è ovvio.”
“Certo, ovvio. Ma non v’è cuore in tutto questo. Pompa
sangue, non alimenta sentimenti d’amore.”
“Chiamalo come vuoi. Forse hai ragione, forse gran parte di
ciò che proviamo è pura matematica. Chimica, fisica. Forse anche le emozioni
saranno una semplice reazione elettrica ad una determinata situazione…”
“In un certo senso è così, il contesto determina…”
“Ero retorica. Sto cercando di dire che non puoi
catalogare ogni cosa alla stessa maniera. Non siamo standardizzati, non siamo
oggetti metallici animati dalla tecnologia, semplici sistemi che processano
informazioni.”
“Be’ non tutti i nuovi prodotti della tecnologia…”
“No, ascolta. Come reagiamo alla bellezza? Non dico di una
persona, ma, per fare un esempio, di un ambiente. Mi trovo davanti ad un
paesaggio fantastico. Perché ne rimango affascinata? Non mi minaccia, non devo
reagire, il mio corpo non ha la necessità naturale di fare nulla…”
“Capisco ma…”
“Per favore… rimango affascinata, davanti al mare, ad una
montagna. Che cos’è? Non si tratta di una reazione difensiva. Provo delle
emozioni. Vorrei coinvolgere gli altri sensi, toccare l’acqua, assaporare la
neve. Sentire il tepore, il freddo, coinvolgermi. Bagnarmi la pelle. E’
qualcosa di più, posso chiamarlo cuore, anima, sentimento, emozione.”
“Non… non sto dicendo che tutto ciò non esista.
Semplicemente ha una spiegazione, tutto qui.”
“Spiegazione. Quale spiegazione potrebbe avere un paesaggio?
Certo, se ti parlassi dell’amore, potresti coinvolgere ormoni, necessità
riproduttive e chissà che altro. Ma un paesaggio? Od una canzone?”
“Lo so, lo so. Ma comprendere e trovare una spiegazione a
tutto questo ci permette di incanalare il nostro vivere, non in senso
restrittivo ma migliorativo, prendendo una direzione per accrescere noi stessi
e le nostre capacità.”
“Già, “accrescere”. Capisco cosa intendi. Il fatto è che,
nel tendere verso un punto, definendolo crescita, non ci chiediamo davvero di
che “crescita” stiamo parlando. Sali le scale, ti avvicini al tetto. Ma è il
tetto di casa tua, il tetto che hai costruito tu. Il cielo non ha tetto.”
Febbraio 2012

cento incubi e cedi agli occhi negli occhi
signori di cielo posati sul tetto del mondo
menzogna perfetta per avere la chiave
del luogo che spoglia d’ogni velo
Come se stringessi il cuore
con le mani affondate nel petto
l’anima protesa in avanti per fluire al futuro
i fulmini nella schiena e le porte spezzate
a scendere dal proprio cassetto sul pavimento del mondo
senzafine
per non credere a ciò che non desideri
scenderesti dallo scranno ad ogni respiro
le ali avvinte come in un fiume alle sponde
le labbra in un sorriso e nessuno a guardare
camminando a lato della strada
l’aria sul viso e la libertà immaginaria
miri al cuore ma non vedi altro al di fuori di te
buon tiro e uccidi quel che ti rimane
cento sogni e cedi agli occhi negli occhi
senzacielo.
giu. 2007
Riferimenti: Non Credi?

due stelle
e guarda in alto
il gioco ritorna
si forma
plasmato in mezzo agli occhi
e di nuovo come prima
e mai come prima
l’infinito non basta
e cerca ancora
e cerca ancora
difficile come un frammento di carne
solo nel piatto candido
luccicante di sogni
etichette di bianco puro
ed anima sporca
resisti sei tu
mai la stessa
di nuovo
le mani strette e la pioggia attorno
respirando di fretta
il futuro un passo avanti
il tempo sei tu.
mar. 2007
Riferimenti: Quando sei immortale esercizio di vivere?

al mese che aspetto.
croci di sguardi bloccati intrecciati
ancora seduto nel legno a dondolo
un libro piegato poggiato sulle ginocchia
la faccia del titolo nascosta
e le parole scivolare fra le travi del pavimento
l’amico tempo a sorridere accovacciato
in equilibrio fra il vento dei pensieri
e le stelle d’asfalto piene di sè a chiamare a gran voce
al mese fuggito
convinto stringevo
il nulla fra le mani e un sacco di terra
visto attraverso gli specchi vuoti
per fingere bagaglio d’anni trascorsi
amico di ferro e un poco d’onore
e vetro spezzato nella pelle degli incubi
ora c’è il sole.
e riprendono i giorni lunghi dalle ore brevi
apr. 2007
Riferimenti: All’alba sono qui.

toccami. signora di cielo.
come fossi l’aria che sferza il viso e strappa i pensieri
come fossi la nuvola del sole a sacrificarsi per gioco
avvinta fra le lame fredde a farsilargo nella carne dell’anima
lo sguardo proteso un metro oltre l’orizzonte
aggrappata alle ali aperte per non lasciarsi andare
toccami, cascata di luce e dei fiori esplosi nella mente
dieci minuti rubati al tempo che non avrà perdono
dieci minuti regalati alla notte senza fine
agli occhi nobili ed al tempo che non potrà essere
ai cuscini di piume feriti e donati al cielo
questo nome è la storia di ciò che non è ancora accaduto
toccami, delusione di coma profondo
così come la vita stretta attorno ad una canzone senza fine
così come le colonne portate fra le illusioni e le realtà
nelle iridi ciò che non vorresti far sapere
ora dono dei segreti che possiamo sfiorare
di nuovo.
mar. 2007
Riferimenti: Quando la terra sta sopra

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